Miele monoflora: come sappiamo che le api vanno proprio su quel fiore?
Di Luca Bianchi · Azienda Agricola Biologica Luca Bianchi, Fabriano

In breve. Le api non si possono comandare, ma si possono assecondare. Un miele diventa monoflora per tre ragioni che lavorano insieme: le api tendono a visitare un fiore alla volta, l'apiario si trova dove quella pianta domina, e i melari si mettono all'inizio della fioritura e si tolgono appena finisce. Poi il miele deve confermarlo con il colore, il profumo, il sapore e la cristallizzazione tipici della sua pianta. Per legge, può portare il nome di un fiore solo se proviene prevalentemente da quel fiore e ne ha le caratteristiche.
È la domanda che ci fanno più spesso, in apiario, alle fiere, durante le visite: «Come fate a sapere che le api sono andate proprio sul castagno?». La risposta onesta è che non lo decidiamo noi. Lo decidono le api, e il nostro lavoro è metterle nelle condizioni giuste.
Le api lavorano un fiore alla volta
Durante un volo, un'ape bottinatrice tende a visitare fiori della stessa specie. Si chiama fedeltà al fiore: è un comportamento osservato da secoli e studiato a fondo. Conviene all'ape, che diventa più rapida nel raccogliere da un fiore che conosce, e conviene alla pianta, che riceve il polline giusto.
C'è poi un secondo meccanismo. Quando un'esploratrice trova una fonte ricca, torna nell'alveare e con la sua danza indica alle compagne direzione e distanza. Più la fonte è abbondante, più api la raggiungono. Quando un castagneto o un campo di coriandolo è in piena fioritura, diventa la fonte più conveniente nel raggio di volo e la maggior parte della famiglia lavora lì.
Il posto: gli apiari stanno dove fiorisce la pianta
Le api raccolgono soprattutto entro pochi chilometri dall'alveare, per questo la scelta della postazione è decisiva. La nostra apicoltura è stanziale: gli apiari sono fissi, in zone diverse tra Marche e Umbria, e ogni postazione è scelta per le fioriture che la circondano. Il castagno viene dai boschi di Valdicastro, il coriandolo dai campi della zona di Pergola.
Il tempo: i melari seguono la fioritura
Il miele che raccogliamo si forma nei melari, i cassetti che l'apicoltore aggiunge sopra il nido delle api. Per ottenere un monoflora li mettiamo quando la fioritura comincia e li togliamo appena finisce, prima che le api passino al fiore successivo: qualche giorno di ritardo basta a mescolare due raccolti. In stagione il calendario non lo fa l'apicoltore: lo fanno le piante.
Le fioriture si susseguono in un ordine abbastanza regolare: l'acacia in primavera; tiglio, castagno e coriandolo all'inizio dell'estate; girasole ed erba medica in piena estate; la stachys nelle stoppie dopo la mietitura del grano; l'edera in autunno. Il meteo però sposta le date ogni anno, e un'annata secca o piovosa cambia quantità e carattere del miele.
La verifica: colore, profumo, sapore, cristallizzazione
Ogni miele deve somigliare alla sua pianta. L'acacia è chiarissima, delicata e resta liquida a lungo. Il castagno è scuro e intenso, con un finale amarognolo. Il girasole è giallo vivo e cristallizza presto, con grana fine. Il coriandolo ha note speziate e diventa cremoso. Se un raccolto non ha le caratteristiche della sua pianta, non può portarne il nome: diventa millefiori.
La melata è un caso a parte: non nasce dal nettare dei fiori, ma dalle sostanze zuccherine che alcuni insetti lasciano sulle foglie delle piante. Per questo è scura, balsamica e poco dolce.
La prova al microscopio
Esiste anche una verifica di laboratorio: l'analisi melissopalinologica. Nel miele restano sempre granuli di polline, e ogni pianta ne ha di riconoscibili al microscopio; contandoli si capisce da quali fiori arriva il miele. Non esiste una percentuale uguale per tutti: il castagno lascia moltissimo polline nel miele, l'acacia pochissimo, quindi ogni monoflora ha le sue soglie di riferimento.
Cosa dice la legge
La direttiva europea sul miele, la 2001/110/CE, recepita in Italia con il decreto legislativo 179 del 2004, permette di indicare in etichetta l'origine floreale solo se il miele proviene interamente o prevalentemente da quella pianta e ne possiede le caratteristiche organolettiche, chimico fisiche e microscopiche. In altre parole, il nome del fiore in etichetta è una promessa che si deve poter verificare.
Perché nessun monoflora è di un solo fiore al cento per cento
Le api non leggono le etichette. Anche nel pieno di una fioritura qualcuna visita altri fiori, e ogni monoflora contiene una piccola parte di altre piante. È normale, ed è ciò che lo rende vivo: racconta il paesaggio intorno all'apiario, non una pianta sola. Un monoflora puro al cento per cento, in natura, non esiste.
I nostri monoflora
Dai nostri apiari stanziali nascono acacia, castagno, tiglio, coriandolo, erba medica, girasole, edera e stachys, oltre alla melata e al millefiori. Li trovi nella collezione dei mieli biologici; per assaggiarli uno accanto all'altro c'è il box degustazione da 6 mieli. Per capire perché alcuni restano liquidi e altri no, leggi perché il miele cristallizza. E se vuoi vederlo con i tuoi occhi, vieni in apiario con la giornata da apicoltore.